
C’è un argomento che negli ultimi anni mi ha trasformato profondamente come allenatore: i Big Data. Negli ultimi vent’anni, grazie a strumenti informatici sempre più potenti, abbiamo accumulato una quantità enorme di dati. Una quantità così grande che oggi lavorarla è diventato difficilissimo.
Gli strumenti ci sono: software, intelligenza artificiale, sistemi che tracciano tutto. Ma se manca la persona che sa leggere quei dati, tagliarli e dargli un senso, tutta quella potenza va sprecata. È questo il punto da cui voglio partire.
Come fanno le squadre professionistiche a sapere esattamente quando un giocatore è stanco? Qual è il segreto di un’azione perfetta?
Sono domande che dovete farvi oggi. In uno sport a cambi veloci come il futsal, o come il basket, l’allenatore deve conoscere il limite preciso del proprio atleta. Solo così può fare cambi che non siano soltanto tattici e tecnici, ma anche fisici.
L’azione perfetta, invece, si costruisce dopo la gara. Prima si analizzano gli elementi che ci hanno dato vantaggio o svantaggio, incrociandoli con tutto quello che sappiamo della nostra squadra e dell’avversario. Poi si disegna l’azione.
Per me i Big Data sono la capacità di raccogliere, analizzare e trarre valore da flussi di dati massivi, veloci e vari. Lo scopo è trasformarli in un vantaggio competitivo. Il lavoro vero è questo: prendere informazioni enormi e renderle semplici e utilizzabili.
Per capirli bisogna partire dalle tre V.
Volume: la quantità enorme di dati che si genera dentro un singolo evento.
Velocità: questi flussi viaggiano sempre più veloci. Per questo è fondamentale segmentarli in flussi più corti e corretti rispetto a quello che vogliamo analizzare.
Varietà: i dati arrivano da fonti diverse. Ci sono quelli di un GPS e quelli di un video. Bisogna saperli separare, organizzare e regolamentare.
Gran parte di quello che oggi applico nel futsal l’ho imparato guardando fuori dal futsal. Ogni sport che ha abbracciato i dati ha qualcosa da insegnarci.
Nel calcio, ma anche nel futsal, non si parla più solo di possesso palla o di numero di passaggi. Contano i passaggi chiave in zone specifiche del campo, i key pass. Un key pass è un passaggio che supera una linea difensiva, un filtrante. Va analizzato e studiato, perché vi dice il vero valore del vostro giocatore.
I club non si limitano a contare i gol. Usano gli expected goals, cioè la probabilità che un’azione precisa si trasformi in rete. Grazie all’enorme quantità di informazioni accumulate, possiamo stabilire se un’azione che arriva sul fondo della fascia ha più o meno possibilità di diventare gol di una che penetra dal centro. Questo permette di individuare schemi, punti di forza e debolezze, propri e avversari, con una precisione mai vista prima.
Secondo me il basket è lo sport con più analogie con il futsal. Allenatori, appassionati, genitori: guardate le partite di basket, vi daranno tantissime informazioni utili.
Lì le squadre studiano le zone di tiro preferite dei giocatori e le loro percentuali da ogni punto del campo. I coach non decidono le rotazioni solo sulla stanchezza visibile. Monitorano il carico e la performance di ogni atleta minuto per minuto, per ottimizzarne la presenza in campo e prevenire gli infortuni. Questo studio ossessivo sull’alta performance ha ridotto in modo significativo il rischio di infortunio.
Proprio dal basket, tanti anni fa, ho iniziato a studiare i quintetti. Non il giocatore singolo, ma il collettivo: quintetti diversi, anche con un solo cambio. Oggi è il mio punto di forza quando devo inserire un giocatore in un quintetto. Studio tantissimo questa fase.
Il football americano è fatto di schemi e soluzioni. Tutto è un dato, tutto è calcolato. Ha un legame logico con gli scacchi, dove conta la capacità di anticipo e di fare sempre la scelta con il valore atteso più alto, l’expected value. Per questo un computer, soprattutto quando il tempo per pensare è limitato, finisce quasi sempre per vincere. Nel lungo periodo, fare le scelte corrette porta vantaggio.
Tutta la mia parte sulle palle inattive l’ho costruita studiando football americano e baseball. Quei dati mi hanno dato informazioni che non immaginavo di trovare e che oggi fanno parte del mio bagaglio.
Sull’uso dei dati nel baseball c’è un film che non potete perdere: Moneyball. È tratto da una storia vera. Billy Beane, alla guida degli Oakland Athletics, una squadra senza i soldi delle grandi, capisce che deve pensare in modo diverso. Lo scopo non è comprare giocatori, ma comprare vittorie, partendo da giocatori sottovalutati da tutti.
Se capite l’inglese guardatelo in lingua originale, ma anche in italiano è bellissimo. È avvincente proprio perché è reale.
Per me l’arrivo dei Big Data nel futsal non è un’evoluzione, è una trasformazione del metodo. Si passa da una valutazione soggettiva, basata sull’istinto, a un’analisi oggettiva e misurabile. I dati non sostituiscono il talento: lo potenziano.
Se questa rivoluzione ha cambiato calcio, basket e baseball, nel futsal l’impatto è ancora più evidente e immediato. Il futsal è un microcosmo di dinamismo: spazio ridotto, alta intensità, azioni che si susseguono a ritmo vertiginoso. Ogni secondo è pieno di eventi che, se catturati e analizzati bene, svelano cose che all’occhio umano sfuggono.
Vedo almeno tre motivi.
Primo: velocità e volume di dati. In una sola partita si generano centinaia di eventi: passaggi, tiri, finte, cambi di direzione. È la base necessaria per un’analisi statistica seria.
Secondo: un contesto unico. Campo piccolo e pochi giocatori rendono più semplice tracciare ogni movimento. Le interazioni sono frequenti e dirette, e raccontano molto delle dinamiche di squadra.
Terzo: decisioni immediate. Le interruzioni sono tante e si gestiscono in tempo reale. Con i dati su una dashboard l’allenatore ha le informazioni per cambiare giocatori o strategia con precisione scientifica. Per me questo è straordinario.
In concreto i dati servono a tre cose. La prima è ottimizzare la performance. Monitorando distanza percorsa e fatica posso personalizzare gli allenamenti e gestire il carico di ogni atleta.
La seconda è affinare la tattica. Analizzando schemi, passaggi e tiri si preparano le gare su prove concrete, non solo sull’osservazione.
La terza è prevenire gli infortuni. Certi segnali di affaticamento si vedono anche a occhio, ma con numeri reali diventano molto più attendibili e permettono di intervenire prima. Così si proteggono la salute e la longevità degli atleti, e anche il portafoglio dei presidenti. Evitare anche un solo infortunio all’anno spesso significa risparmiare molte migliaia di euro.
Le fonti sono tre. Le tecnologie indossabili, come GPS e accelerometri inseriti nell’abbigliamento. I sistemi di telecamere che tracciano palla e giocatori in ogni zona del campo. E i dati sugli eventi, che potete raccogliere a mano, con l’aiuto di software basati sull’intelligenza artificiale, oppure affidandovi a una software house esterna a pagamento.
Una cosa voglio che sia chiara a chi allena i bambini o lavora senza staff. Con carta e penna e una ripresa attenta della gara potete fare quasi tutto senza spendere un centesimo. Più risorse avete, più i dati saranno precisi. Ma si può partire dalla base e ottenere comunque un lavoro di valore.
In Norvegia affidavo la raccolta dei dati a una software house esterna russa, InStat, e io lavoravo su quei dati. In Cina, per motivi di privacy, posso dire poco. Abbiamo un analyst interno che lavora dal vivo e un altro che lavora su software sviluppati dentro la federazione. In più ho una mia partnership con un’altra software house russa esterna, per avere i dati che mi interessano e di cui mi fido.
Il motivo è semplice. Siete voi ad andare in panchina, e quando le cose vanno male spesso paga l’allenatore. Va bene accettare compromessi, ma nessuno può darvi il lavoro che volete meglio di voi stessi.
Oggi lo strumento che uso di più è l’intelligenza artificiale. Lavora dentro i software di analisi, ma soprattutto mi fa risparmiare tempo nell’organizzare un enorme volume di dati che ho inserito io. Il lavoro lo faccio io, l’AI mi aiuta a ordinarlo in PowerPoint, PDF o discorsi. Spesso in più lingue e con taglio diverso per giocatori, team manager e staff. Lo stesso messaggio, detto nel modo giusto a ciascuno.
Quando si sale di livello servono entrambi. Ma sono due lavori completamente diversi.
Serve a reagire e adattarsi subito, nelle piccole pause, nei time out e soprattutto all’intervallo. Dashboard, tablet o carta e penna: lo strumento conta poco. Conta essere chiari su cosa state leggendo.
Un giocatore che perde velocità o ha la frequenza cardiaca troppo alta può essere il segnale che serve un cambio, perché lì il rischio di infortunio sale molto. Potete osservare cosa fanno gli avversari in una certa zona del campo e quali quintetti, magari già studiati, stanno funzionando. Dovete sapere quanti palloni perdete e dove. Tutto questo deve accendervi delle lampadine e portarvi a correggere la rotta.
Un bravo allenatore percepisce quando un giocatore sta calando. Ma con l’istinto da solo non si gestisce tutto. È come negli scacchi: se riduci il tempo di risposta, anche i campioni faticano contro un computer. Il futsal è veloce e il tempo è poco, quindi va ottimizzato.
Qui è il momento della riflessione e della pianificazione, per la prossima gara e sul lungo periodo. Si valuta in profondità la performance individuale e collettiva, su una mole di dati molto più ampia, integrando statistiche e video.
Perché abbiamo subito quel gol? Posizionamento sbagliato o calo di concentrazione? Il post gara trova la radice del problema. Se una squadra ha un’alta percentuale di passaggi riusciti in attacco ma tira poco in porta, sa esattamente su cosa lavorare. È un dato oggettivo, non un’opinione. Lo stesso vale per lo studio dell’avversario: schemi offensivi, giocatore più pericoloso, vulnerabilità difensive.
La sintesi è questa. L’analisi live è un bisturi che ti permette aggiustamenti fini mentre operi, senza margine di errore. Il post gara è la diagnosi completa: il paziente lo studi con calma e costruisci le basi per il futuro. Servono entrambi.
L’allenatore bravo non è quello che dice “io gioco 4-0 e sono il più forte di tutti”. È quello che ha una conoscenza enorme del suo sport e una sua idea di gioco, ma sa cambiare volto in fretta. In base ai giocatori che ha, all’avversario e al momento: campionato, coppa o gara secca. Le variabili sono infinite, e i dati sono lo strumento che vi permette di governarle.
Se volete approfondire questi temi e lavorare con le altre lezioni del percorso Futsal for Football, vi aspetto nella community gratuita di FUTSKILLED su futskilled.com. Lì trovate tutte le lezioni, le risorse e un gruppo di allenatori e appassionati che, come me, vogliono capire il gioco più a fondo.
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